Paolo Iannuccelli, una vita tra basket, penna e mare

Paolo Iannuccelli, una vita tra basket, penna e mare

Se dovessi raccontare Paolo Iannuccelli attraverso tre immagini, sceglierei una palla a spicchi, una penna e il mare di Ponza. Tre passioni che sembrano lontane tra loro e che invece raccontano perfettamente la sua vita. Il basket, vissuto sul campo prima da giocatore e poi da allenatore; il giornalismo e la scrittura, con tanti libri e storie dedicate alla pallacanestro e ai personaggi pontini; e infine Ponza, l’isola che ama profondamente e alla quale ha dedicato pagine capaci di conquistare l’attenzione nazionale. Questa volta, però, per me sarà un racconto particolare: perché Paolo, prima ancora di essere il protagonista della mia prossima storia, è un amico.

Francesco Gardin, da colono alla prima cantina sociale di Latina

Francesco Gardin, da colono alla prima cantina sociale di Latina

“Gnif Gnaf”. È così che viene chiamato quel piccolo insediamento dell’Agro Pontino, quando Francesco Gardin vi arriva dal Friuli nel 1933 insieme alla sua numerosa famiglia. Un nome curioso, nato dal rumore degli stivali che affondano nel terreno ancora impregnato d’acqua. Solo nel 1955, con la costruzione della chiesa dedicata a Santa Maria della Letizia, prenderà il nome di Borgo Santa Maria. Francesco ha ventiquattro anni, insieme al padre, comincia subito a lavorare in uno dei tremila poderi messi a disposizione dall’Opera Nazionale Combattenti. Ha frequentato soltanto fino alla terza elementare, ma farà molta strada. Nel dopoguerra sarà tra i primi coloni eletti nel Consiglio comunale di Latina e nel 1960 fonderà la Cantina Sociale Borgo Santa Maria, la prima cooperativa vinicola della città.

La famiglia Callari e quel ristorante all’Acciarella

La famiglia Callari e quel ristorante all’Acciarella

“Andiamo da Callari.” Oppure: “Andiamo alla Faraona”. C’era anche chi diceva semplicemente: “Andiamo all’Acciarella”. Nessuno, o quasi, lo chiamava con il suo vero nome: Torre Astura. Eppure quel ristorante, aperto nel 1968, è rimasto nel cuore di intere generazioni di latinensi. Dietro quei sapori, quelle tavolate e quei ricordi c’era una famiglia arrivata nell’Agro Pontino in cerca di un futuro migliore. Tutto cominciò con Domenico Callari, esperto agricoltore chiamato a lavorare nelle terre del principe Borghese.

Giovanni Pedà, il tabaccaio di via Emanuele Filiberto

Giovanni Pedà, il tabaccaio di via Emanuele Filiberto

A Montebello Ionico, piccolo paese della provincia di Reggio Calabria, Giovanni Pedà nasce in una famiglia di contadini. Dopo le scuole elementari, per necessità, inizia a lavorare, ma il suo sogno è un altro: diventare un ciclista professionista. Sembrava a un passo dal realizzarlo, ma la guerra gli cambiò il destino. Il fronte, la prigionia dopo l’armistizio e, infine, il ricongiungimento con la famiglia, trasferitasi nel frattempo a Littoria, cambiarono per sempre il corso della sua esistenza. Qui ricominciò da capo. Con il lavoro, il sacrificio e una straordinaria capacità di ricostruire la propria vita, sarebbe diventato uno dei volti più conosciuti di Latina, dietro il bancone della storica tabaccheria di via Emanuele Filiberto e nella vita pubblica della città.