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Umberto Migliorin: la storia del calzolaio di via Filiberto a Latina

Nel cuore di ogni città, spesso nascosti tra le vie più tranquille, ci sono mestieri che sembrano appartenere a un’altra epoca, ma che continuano a resistere al passare del tempo e alle diavolerie della modernità. Uno di questi è il calzolaio, un artigiano che, con le sue mani esperte, dà nuova vita a scarpe e stivali. In un mondo sempre più dominato dalla produzione in serie, il calzolaio è un custode di quel sapere antico e di quegli odori di colla e cuoio che ti fanno tornare bambino. Il calzolaio, di cui vi sto per raccontare si chiamava Umberto Migliorin, oggi la sua attività prosegue con il figlio Gianfranco. Si spera nella terza generazione.

Ho già raccontato diverse attività storiche di via Emanuele Filiberto a cui sono particolarmente legato. Fortunatamente, alcune sono ancora presenti. Ogni tanto faccio una passeggiata per ricordare i vecchi negozi, sia quelli che ancora resistono all’usura del tempo, sia quelli che ormai non ci sono più.

Latina: la Calzoleria Migliorin dal 1961 in via Emanuele Filiberto

Tempo fa, sono passato davanti al calzolaio dove andavo da bambino con mia mamma e ho notato sull’insegna la data di apertura dell’attività: 1961. Così, sono entrato in quella storica bottega di via Filiberto, e l’odore mi ha riportato indietro nel tempo… Di quel signore ho ricordi sbiaditi; si chiamava Umberto Migliorin. Oggi, a portare avanti la tradizione c’è il figlio Gianfranco. Ascoltando lui e la sorella Valeria, mi sono appassionato alla sua storia…

La storia di Umberto Migliorin il minatore che sapeva fare il calzolaio

Umberto Migliorin nasce il 12 gennaio 1930 a Montagnana, in provincia di Padova. È il quarto di sei figli. Il papà, Ugo, lavora in un deposito di petrolio, mentre la mamma, Onelia Corradin, si occupa della famiglia. Umberto, dopo le scuole elementari, come quasi tutti i bambini dell’epoca, è costretto a lavorare per aiutare i genitori. Inizia come aiuto calzolaio in una bottega del paese, per imparare il mestiere.

Subito dopo la guerra, la situazione in Italia è disastrosa. Per sbarcare il lunario, lo zio Giovanni, fratello di suo padre, si trasferisce a Latina. Clara, la sorella maggiore di Umberto, riceverà proprio dallo zio una lettera con una foto di un ragazzo che cerca moglie. Clara decide così di partire per conoscerlo di persona. I due ragazzi si sposeranno presto. Questo segnerà l’inizio della migrazione dell’intera famiglia Migliorin verso quella nuova città.

La famiglia Migliorin al completo

 Arriveranno i tre fratelli Bruno, Egidio e Umberto, insieme alle sorelle Vanna e Ione. In seguito  anche i genitori li raggiungeranno. I due fratelli maggiori, Egidio e Bruno, aprono un forno sulla circonvallazione, vicino alle case popolari: lo chiameranno “Forno Migliorin“. Faranno entrare anche Umberto nella società.

Montagnana (Padova): Umberto Migliorin con le sorelle Vanna (a sx) e Ione

Intanto, in Francia vive una ragazza di origine italiana, Lina Soster, che proviene da una famiglia molto umile. Da bambina aiuta il nonno a raccogliere le fascine nei boschi, in un paesino vicino Parigi, a Mantes Cassicaur, dove sono emigrati. In seguito si trasferiranno a Obernai. Da ragazza andrà a lavorare come tessitrice perché è molto abile con il telaio .Il padre, Gino, è una persona molto rigida e severa e Lina ha poca libertà.

Il retro delle foto di Umberto e Lina con i pensieri d'amore che si scrivevano prima di conoscersi di persona

Ma un giorno accade qualcosa che cambierà la sua vita: un amico del papà di Umberto si è trasferito in Francia. Nelle giornate di festa, gli italiani hanno l’abitudine di riunirsi per sentire un po’ meno la mancanza dell’Italia. In uno di quegli incontri, quel signore conosce Lina e, chiacchierando, le mostra una foto di lui con Umberto. Lei rimane subito colpita e gli chiede di poter avere l’indirizzo di quel ragazzo. Una volta arrivata a casa, prepara una lettera, allegando una sua fotografia e la invia a Umberto.

Obernai (Francia) Umberto Migliorin e Lina Soster si sono finalmente conosciuti

L’indirizzo che le ha dato quel signore, però, è quello di Montagnana. Fortunatamente, la lettera viene ricevuta da Onelia, la mamma di Umberto, che immediatamente la spedisce a Latina. Quando Umberto la riceve, rimane anch’egli colpito da quella ragazza. Inizierà così un amore epistolare, con scambio di foto e dolci pensieri scritti. La corrispondenza durerà circa tre anni e mezzo. Poi, nel 1952, Umberto prenderà la decisione di partire e andare in Francia per conoscere finalmente Lina.

Obernai 1952: Umberto Migliorin e Lina Soster il giorno delle nozze

Ma per farlo, i fratelli pretenderanno la sua uscita dalla società. Umberto, pur di conoscere Lina, firma la rinuncia e parte per la Francia. Arriverà a Obernai, un piccolo paese dell’Alsazia. Ad accoglierlo ci saranno Lina e il padre Gino, che, appena lo vede, lo ammonisce: “Questa è la ragazza. Se ti piace, bene; altrimenti, questi sono i soldi per il treno e te ne ritorni da dove sei venuto”. Umberto decide di rimanere, perché quella ragazza gli piace veramente.

Obernai 1957: la felicità di Lina Soster con in braccio il figlioletto Franco, che morirà pochi mesi dopo a causa di una meningite fulminante

Si cerca subito un lavoro e lo trova come minatore in una cava. Il suo compito è quello di far esplodere le rocce per ricavare pietre. Il lavoro è duro, ma ben pagato. Dopo quattro mesi, Umberto e Lina si sposano. I soldi che risparmia li manda tutti al fratello, per farsi costruire una casa a Latina. Rimarranno in Francia per cinque anni. Nel 1957 nascerà il loro primo figlio, Franco. Purtroppo, a sette mesi e mezzo, il bambino morirà per una meningite fulminante. Lina è sconvolta e Umberto le propone di andare a vivere a Latina.

Latina 1959: Umberto e Lina con in braccio il piccolo Gianfranco

Due mesi dopo la morte del piccolo Franco, Lina rimane nuovamente incinta. Gianfranco nascerà a Latina l’8 febbraio 1959, esattamente un anno dopo la tragica scomparsa del fratellino. Umberto trova lavoro alla Pozzi Ginori, ma già al primo stipendio si rende conto che per le ore lavorate è una miseria. Quasi quasi gli converrebbe tornare in Francia. Ma qualche tempo dopo si presenterà una buona opportunità: in via Emanuele Filiberto la famiglia Di Bernardo cede l’attività di rivendita di articoli per calzolai.

Umberto Migliorin con il figlio Gianfranco davanti la storica bottega

A Umberto quell’idea piace molto, così nel 1961 decide di rilevare la piccola bottega. Oltre a vendere i prodotti, potrà anche fare il mestiere che ha imparato da ragazzino, il calzolaio. Lina, invece, per aiutare il marito, rinuncerà all’assunzione nella fabbrica della Rossi Sud. Si occuperà della vendita e degli acquisti. Lina è una donna in gamba, piena di energia: oltre a badare ai figli e al negozio, spesso prende il pullman e arriva fino a Napoli per acquistare la merce da rivendere ai calzolai di Latina.

Latina anni '60: Lina con la sua Fiat 600 e i suoi figli Gianfranco e Valeria

Nel 1963 Lina partorirà anche la figlia Valeria e, un paio di anni dopo, prenderà la patente: acquisterà una Fiat 600, stanca di andare in Vespa con Umberto e i suoi due figlioletti. In seguito, Umberto si farà coraggio e anche lui prenderà la patente di guida. Intanto, l’attività va molto bene. Umberto, come calzolaio, è molto apprezzato e poi è una persona estremamente socievole. Tutti i commercianti della zona lo prendono come punto di riferimento. Non è difficile trovarli, dopo il lavoro, nella sua bottega a mangiare qualcosa.

Gli incontri serali con gli altri commercianti nella bottega di Umberto Migliorin, a dx il signor Ruspi del famoso garage di Littoria

Il figlio Gianfranco entrerà a lavorare con lui subito dopo le scuole medie, imparando il mestiere mentre osserva il padre. Nel 2004, a causa di seri problemi alla cervicale, Umberto è costretto a lasciare il lavoro. Pure Lina abbandonerà il negozio per stare accanto al marito. Al suo posto ci sarà Laura, la moglie di Gianfranco: insieme proseguiranno l’attività. Umberto Migliorin morirà il 24 ottobre 2013 e Lina nel 2017.

Le feste organizzate dal calzolaio Umberto Migliorin nella sua bottega

L’incontro con Gianfranco e Valeria, figli di Umberto Migliorin e Lina Soster

Incontro Gianfranco nella sua bottega artigiana, la moglie Laura, che ringrazio, ha mediato l’incontro perché Gianfranco è sempre intento a lavorare e non da retta a nessuno. In apparenza sembra poco socievole, ma dalle prime battute mi accorgo che è solo un’impressione.

Gianfranco come è stato lavorare con tuo padre?

“Mio padre era molto esigente sul lavoro. All’inizio mi dedicai alle riparazioni delle borse e alle vendite, mentre lui si occupava solo delle calzature. Quando si ammalò, misi in pratica ciò che avevo appreso osservandolo lavorare”

Che tipo era?

“Era un uomo molto socievole; ricordo che la sera, qui, era sempre festa. Tutti i commercianti della zona venivano a banchettare, ognuno portando qualcosa. Erano altri tempi. Il negozio era frequentato anche dai veneti che venivano dai borghi. Chi non poteva venire, chiedeva all’amico: <<Se te vè a Littoria, passa da Berto il scarparo e tome il grasso par i scarponi>>

La vita di questa bottega proseguirà?

“Chissà?! Ho due figli, Francesco fa il cuoco e Luca lavora nel settore ortopedico, ma non gli dispiacerebbe proseguire. Vedremo”

Latina primi anni '50: la casa fatta costruire in via Persicara da Umberto Migliorin

Ho incontrato Valeria a casa sua, che poi è la stessa che Umberto fece costruire prima di tornare dalla Francia. Valeria conserva tutte le foto di famiglia e per me, che sono appassionato di foto storiche, è stato facile caderci dentro.

Valeria dimmi qualcosa di tua mamma

“Mia mamma era una donna moderna, avanti con i tempi. Una donna che amava l’indipendenza, e per questo prese la patente, anche prima di mio padre. Da giovane, in Francia, aveva avuto una vita difficile, riscattata poi dal grande amore nato tra lei e mio padre, perché il loro è stato veramente un grande amore. Insieme hanno fatto anche tanti sacrifici. Pensa che lavorarono anche il giorno delle nozze. Credo che l’unica sua sofferenza sia stata per quel figlioletto sepolto nel cimitero francese di Boersch, in Alsazia”

Gianfranco e Valeria Migliorin, figli di Umberto e Lina

Che storia… è come se avessi conosciuto realmente i personaggi di questo racconto. E pensare che Vanna Migliorin, della COMEL, era la sorella di Umberto. Gli intrecci in questa bizzarra città continuano a stupirmi.

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2 Comments

  1. Complimenti di quello che racconti. Come a Te: E’ vero le foto del passato mi prendono dalla testa fino ai piedi. Saluti Pierfranco Fatati

  2. Mi ricordo benissimo il signore del negozio del calzolaio io abitavo li fino al 1973…dal 1964…molto gentile anche con i bambini…che bei ricordi
    Grazie

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