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Mariano De Pasquale e la magica storia del ‘Museo Piana delle Orme’

C’era una volta una palude dove ti potevi lasciare cullare dal lento scorrere del tempo, mentre tutto era fermo, come l’acqua stagnante. Poi, d’improvviso, dopo secoli, nacque una città, popolata da gente laboriosa. Una città mai ferma, che aveva qualcosa di magnetico e catturava chiunque passasse da quelle parti. La palude, in fondo, è rimasta lì, sotto quella città con tutto il suo magnetismo. Ebbene sì, quella città siamo noi e sono sicuro che Mariano De Pasquale ha provato quella sensazione, quando ha scelto di rimanere a Latina. Si è talmente innamorato che ha fondato un museo tra i più importanti al mondo: sulla bonifica, sulla guerra e tanto altro del Novecento. È il Museo di Piana delle Orme. Tutto questo a dieci minuti di macchina dal centro di Latina…

Decantiamo spesso le bellezze naturali del nostro territorio, ma abbiamo anche molte altre eccellenze che forse nemmeno conosciamo, o che abbiamo solo sentito nominare, ma a cui non siamo mai andati per pigrizia. Perché Latina, ammettiamolo, è una città un po’ pigra, come la nostra madre palude.

A Latina ci sono quattro musei, anzi, cinque, con il Procoio a Borgo Sabotino (per ora chiuso). C’è il Museo Cambellotti (ex Opera Balilla) in Piazza San Marco, il Museo della Terra Pontina in Piazza del Quadrato (ex Opera Nazionale Combattenti), il Museo MUG della famiglia Giannini in via Oberdan, e il Museo di Piana delle Orme, a Borgo Faiti, Ma quanti latinensi sono andati a visitare questi musei?

Sono tutti molto interessanti, ma quello di Piana delle Orme, è un museo straordinario, immerso nelle campagne di Borgo Faiti, dove potete immergervi nella storia del Novecento: dalla palude alla bonifica, ma anche dallo sbarco di Anzio al treno dei deportati, fino ad arrivare ai giocattoli d’epoca. Il museo di Piana delle Orme è considerato tra i più importanti al mondo ed è a dieci minuti di macchina dal centro di Latina.

Vi racconto la storia del suo fondatore, Mariano De Pasquale, una persona di grande sensibilità che ha deciso di lasciare alla sua città e al mondo un ricordo più che tangibile delle sue passioni.

La storia di Mariano De Pasquale, dalla Sicilia a Latina

Mariano De Pasquale nasce il 21 maggio 1938 a Castroreale, in provincia di Messina. È il primo figlio di Nunziata e Luciano, seguito dalla sorella Rosina. I suoi genitori sono grandi allevatori di capre. Per farle pascolare, prendono in affitto i terreni dai latifondisti della loro zona. Mariano abbandonerà presto la scuola, dopo la terza elementare, per aiutare nel lavoro la sua famiglia.

Porta al pascolo le capre in totale solitudine e, molte volte, è costretto a fermarsi anche di notte, dormendo nelle capanne costruite appositamente per i pastori. Mariano è un ragazzino molto intelligente, con una grande capacità di sintesi. Quella solitudine, vissuta nelle campagne sconfinate, lo porta a sviluppare un affinato spirito di osservazione. La curiosità per ciò che lo circonda lo accompagnerà per sempre.

Mariano De Pasquale a undici anni

Un evento tragico lo segnerà profondamente. Mariano ha poco più di cinque anni quando assiste, il 10 luglio 1943, allo sbarco degli anglo-americani a Messina. Quelle immagini scioccanti lo segneranno a vita, così come l’immagine del padre, sfinito, al ritorno di quella maledetta guerra. Nel 1958, dopo una forte delusione professionale, il nonno decide di lasciare la Sicilia e di esplorare la città di Latina, di cui ha sentito parlare molto bene. Inizialmente, partiranno solo gli uomini della famiglia.

Mariano De Pasquale in divisa militare fine anni '50

A Borgo Sabotino trovano un podere in vendita e lo acquistano. Saranno poi raggiunti dagli altri familiari. Mariano, oltre a occuparsi dei terreni di proprietà intorno al podere, con il suo trattore lavora pure per conto terzi. È un grande lavoratore, ma anche una persona molto socievole; al borgo entra in contatto con la comunità veneto-friulana e instaurerà profonde amicizie. Proprio mentre sta con il suo trattore in uno dei tanti poderi sparsi per Borgo Sabotino, conosce Adriana Fava, di origine friulana.

Mariano De Pasquale con la mamma, il papà, la moglie Adriana e la figlioletta

Adriana proviene da una famiglia perbene e molto religiosa. I due ragazzi iniziano a frequentarsi, ma poi si dovranno separare per il periodo di leva obbligatorio che Mariano svolgerà come carrista. Lì, ritroverà i carri armati che aveva visto da bambino nello sbarco a Messina. Durante un’esercitazione, mentre guida il mezzo cingolato, sbanda e distrugge una macchina; il capitano non glielo farà più guidare. Con la sua innata empatia farà nuove amicizie e con alcuni commilitoni, rimarrà in contatto per tutta la vita.

Mariano De Pasquale con la sua maestra delle elementari ritrovata dopo cinquant'anni

Al ritorno dal servizio militare, si sposa con Adriana e insieme avranno quattro figli: Nunziata, Maria Grazia, Luciano e Lucia. A metà degli anni Sessanta, la famiglia De Pasquale acquista un podere con diversi ettari di terreno a Borgo Faiti. Qui Mariano inizia a coltivare ortaggi; di giorno lavora e di notte va a vendere i suoi prodotti nei mercati generali di Roma. Tutta la famiglia collabora e il guadagno viene sempre reinvestito nell’azienda agricola, perché Mariano è una persona senza vizi: non beve, non fuma e non spende soldi per cose futili.

Mariano De Pasquale con il giornalista Osvaldo Bevilacqua

L’incontro con il floricoltore esperto in crisantemi, Ettore Scaini sarà per lui determinante. Amplierà il mercato e acquisterà altri terreni adiacenti al suo. L’azienda sta diventando davvero grande e assumerà anche i primi dipendenti. Negli anni successivi, Mariano diventerà il produttore più importante di rose recise d’Europa. L’unica cosa che gli fa paura è il tic-tac dell’orologio, il tempo che passa, e quindi non ama perdere nemmeno un attimo di quel tempo che fugge troppo in fretta.

L’inizio della sua passione e la realizzazione del Museo Piana delle Orme

In cambio di una fornitura di fiori, riceverà una Jeep americana della Seconda guerra mondiale. Gli americani, alla fine della guerra, avevano lasciato quasi tutti i mezzi e gli armamenti agli eserciti dei Paesi europei per non essere disarmati. Da quel momento, Mariano inizia ad acquistare, dai ferrivecchi, macchine agricole e il suo primo carro armato. Si appassiona al restauro di tutti quei mezzi e, forse inconsapevolmente, capisce che quegli oggetti potrebbero avere un legame importante con la storia, soprattutto con il suo tempo che passa e fugge via.

Ma non vuole tenere tutto per sé: lui, che adora la socialità, vorrebbe condividere la sua passione per le tradizioni. Ogni anno, infatti, invita i suoi vecchi commilitoni e, dopo aver allestito il campo sul suo terreno, rimangono tre giorni insieme a quel carro armato che tanto gli ricorda la sua infanzia e il periodo del militare. Mariano potrebbe sembrare un accumulatore seriale, ma non è così, perché gli oggetti che continua ad acquistare sono legati alla sua memoria: l’agricoltura e la guerra.

Mariano De Pasquale nel suo carro armato usato da Roberto Benigni in "La vita è bella"

Insomma, si prepara a lasciare alla città che lo ha accolto, ma soprattutto ai giovani, i valori del passato a cui è profondamente legato. Acquista un pollificio dismesso che confina con i suoi terreni, lo restaura, fa piantare diversi alberi e, il 27 novembre 1997, inaugura il Museo Piana delle Orme. In seguito, la sua collezione sarà arricchita con giocattoli d’epoca: lui che, da bambino, con quei giocattoli non ha mai potuto giocare.

Mariano de Pasquale con i suoi commilitoni in un raduno a Piana delle Orme

Oggi il museo conta oltre trentamila metri quadrati di spazio espositivo. Purtroppo Mariano De Pasquale verrà a mancare, per un malore improvviso, il 5 settembre 2006. Il suo orologio ha smesso di fare tic-tac, ma il suo cuore continua a battere in quello straordinario museo a cui ha dedicato gran parte della sua vita.

Museo Piana delle Orme: nel padiglione dei deportati

L’incontro con Alda Dalzini la direttrice del Museo Piana delle Orme

Arrivo al Museo Piana delle Orme di mattina, nel parcheggio ci sono alcuni pullman. Conosco già il museo. Il signor De Pasquale acquistò nel mio negozio diversi lettori cd per riprodurre i suoni della guerra. L’appuntamento è con il direttore scientifico del museo, Fosco Esposito, che gentilmente mi accompagna dalla direttrice, nonché sua mamma, Alda Dalzini. Mi confessa che segue i miei racconti e questo è già un buon inizio…

Alda, il signor Mariano l’hai affiancato per diversi anni, cosa ti rimane di lui?

“Per me rimane un punto di riferimento spirituale. Era una persona delicata, nonostante fosse alto con delle mani grandi. A me ha insegnato tanto. Era come stare all’ombra di un grande albero. Mi dava sicurezza, e poi avevi l’impressione di poter fare qualsiasi cosa; con lui niente era impossibile. I suoi valori erano: lavoro, famiglia e pace

Ricordo l’aereo americano recuperato nel 1998 nel mare di Capoportiere, ero presente quel giorno. Come mai l’ha fatto recuperare Mariano?

“Perché nessuno voleva spendere soldi, se non fosse stato per lui l’aereo sarebbe ancora in fondo al mare”

Poi so che quel recupero ha avuto anche un seguito affascinante

“Sì, nel restaurarlo venne trovata la piastrina con il nome e cognome del pilota. Fortunatamente era ancora vivo e lo invitammo al museo per riabbracciare il suo aereo. In quella cerimonia, Mariano ebbe l’idea di far venire a suonare il musicista Romano Mussolini, il figlio del Duce, come messaggio di pace”

Mi dispiace non aver conosciuto Mariano de Pasquale, con lui avrei condiviso volentieri i pensieri sul tic-tac del tempo che passa, perché soffro della sua stessa “malattia”. In fondo scrivo per lasciare ai giovani la memoria di un’epoca irripetibile.

I deportati destinati nei campi di concentramento tedeschi

Dopo l’intervista ho visitato i padiglioni dedicati alla Seconda guerra mondiale. Alla gentile signora della biglietteria ho chiesto da dove provengano i visitatori; mi ha risposto che arrivano da tutta Europa, ma anche dal resto del mondo. <<E da Latina?>> << In pochi>> mi ha risposto. A me ha emozionato il treno carico di deportati. Mi sono commosso nel sentire le voci; sembrava di essere lì con loro, in quel viaggio senza ritorno. Andate a visitarlo, emozionerà anche voi, ne sono convinto.

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